Quando il proprietario di un immobile, affitta la proprietà è sottoposto a una tassazione dettata dall’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche). Il contratto può essere conforme al regime fiscale ordinario o a cedolare secca (imposta sostitutiva).
Regimi a confronto: cosa cambia
Entrambi i regimi fiscali implicano una registrazione presso l’Agenzia delle Entrate non oltre trenta giorni dalla sottoscrizione.
Il regime ordinario è quello più utilizzato, tuttavia il reddito dell’affitto viene sommato agli altri redditi da dichiarare all’Agenzia delle Entrate. Ciò comporta un aumento considerevole delle aliquote che possono salire fino al 43%. Inoltre vi è un ulteriore pagamento alla registrazione del contratto e uno per l’imposta di bollo.
Il regime a cedolare secca sta divenendo più comune perché più conveniente. Il reddito dell’affitto se pur venga dichiarato non influisce sull’Irpef, di conseguenza le aliquote si mantengono al 10 o al 21%. E non vi è né l’imposta di registro, né di bollo. La cedolare secca è applicabile solo su contratti per uso abitativo, di categorie catastali da A1 ad A11, indipendentemente dal periodo di affitto. Questo regime è applicabile ad un massimo di quattro affitti, superati i quali, ci si deve aprire una partita IVA.
Modificare un contratto, inizialmente conforme al regime ordinario, è possibile. Naturalmente le agevolazioni partiranno dalla modifica e la notifica dovrà essere comunicata tempestivamente anche all’inquilino mediante lettera raccomandata.
Regime a cedolare secca: vantaggi
Benché stipulare un contratto sotto regime fiscale a cedolare secca paia essere più conveniente non è così per tutti, dunque è consigliabile rivolgersi a chi di competenza per un consulto. I vantaggi vertono solo su chi detiene un reddito alto e non ha diritto a sgravi fiscali. Anche l’inquilino ne beneficia poiché non dovrà contribuire in ulteriori imposte.


