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Come recuperare l’acqua piovana per utilizzarla in casa

    L’acqua piovana può avere numerosi utilizzi in casa e rappresenta una scelta ecologica capace di apportare benefici anche sul punto di vista economico. L’acqua piovana, nel ciclo idrologico, fornisce alla Terra una risorsa preziosa per tutte le forme di vita. Oltre ad alimentare laghi e fiumi e ad idratare il terreno e le piante in modo naturale, può essere impiegata per scopi quotidiani.

    Ciò comporta un risparmio in termini idrici e ambientali, nonché un risparmio economico. Esistono sempre più metodi e dispositivi progettati per recuperare e riutilizzare l’acqua piovana. Le previsioni per i prossimi decenni lasciano pochi dubbi: l’acqua diventerà una risorsa sempre più preziosa e contesa, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “oro blu“.

    Il recupero dell’acqua piovana è importante per tutti noi. Considerando che in Italia si verificano da 80 a 120 giorni di pioggia all’anno, vale la pena prendere in considerazione la possibilità di raccogliere e utilizzare questa risorsa naturale. Vediamo allora come fare e quali metodiche approntare per utilizzare l’acqua piovana in appartamento.

    Acqua piovana: vantaggi e caratteristiche


    L’acqua piovana, nota anche come acqua meteorica, può essere utilizzata facilmente per scopi esterni. È possibile utilizzarla per:

    • L’irrigazione di aree verdi, sia private che condominiali;
    • Per lavare spazi pavimentati comuni;
    • per pulire moto e auto;
    • per l’irrigazione;
    • uso in lavatrice e lavastoviglie (perché priva di cloro e calcare).

    Ci sono numerosi vantaggi associati al recupero dell’acqua piovana, incluso il beneficio per le reti fognarie: Il recupero dell’acqua piovana riduce il sovraccarico delle reti fognarie e il rischio di allagamenti.

    È importante tener conto che l’acqua piovana non è adatta per il consumo umano o per scopi alimentari a causa del suo inquinamento e delle sue caratteristiche organolettiche. L’acqua piovana contiene anidride carbonica che ne abbassa il pH e aumenta l’acidità. Inoltre, la scarsità di sali minerali potrebbe causare deficit nell’organismo a lungo termine. Pertanto, l’acqua piovana non può essere bevuta neanche dopo il filtraggio, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    Come recuperare l’acqua piovana

    Come recuperare l’acqua piovana

    Un metodo semplice consiste nell’intercettare il tubo di scolo delle grondaie con un raccordo filtrante e far defluire l’acqua in un serbatoio ben chiuso; questo tipo di soluzione permette già un notevole risparmio. Inoltre, durante importanti lavori di ristrutturazione o nuove costruzioni, è possibile interrare un serbatoio di grandi dimensioni e predisporre tubazioni parallele alla rete idrica civile. Questo permette di utilizzare l’acqua piovana per alimentare lavatrici, lavastoviglie, sciacquoni del wc e altri scopi.

    L’acqua piovana ha una durezza inferiore rispetto a quella sanitaria; quindi, oltre al risparmio si ottiene anche un migliore funzionamento degli elettrodomestici e una riduzione dei depositi calcarei. Tuttavia, la capacità del serbatoio deve essere adeguata a evitare ristagni prolungati che renderebbero l’acqua inutilizzabile.

    Cosa dice la legge sull’acqua piovana

    Cosa dice la legge sull’acqua piovana

    La normativa in Italia riguardante l’utilizzo dell’acqua piovana è ancora in fase di sviluppo. Attualmente, non esistono norme UNI specifiche per la progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione degli impianti di raccolta e recupero dell’acqua meteorica. Tuttavia, ci sono norme e linee guida emanate da regioni, province e comuni, oltre a norme di riferimento come la norma DIN 1989. Per i nuovi edifici con tetti superiori a 100 mq o aree verdi superiori a 200 mq, il recupero delle acque piovane è obbligatorio al fine di ottenere la certificazione energetica e promuovere il risparmio idrico.

    La raccolta delle acque piovane è regolamentata dall’articolo 113 del Decreto Legislativo del 3 Aprile 2006, n.152, e dalle direttive comunitarie n° 91/271/CEE e n° 91/676/CEE. Tali direttive stabiliscono che la raccolta dovrebbe iniziare dopo i primi 15 minuti di pioggia, eliminando così le “acque di prima pioggia”, e raccogliendo le “acque di seconda pioggia” che sono pulite da eventuali inquinanti presenti sulla superficie. Esistono, infine, vantaggi fiscali come il Bonus Verde, che consente di detrarre il 36% delle spese sostenute per l’installazione di un sistema di raccolta, trattamento e riutilizzo dell’acqua piovana.